In questo post vorrei diffondere il video fatto dal mio amico Fabio di Ciao da Kyoto insieme a delle guide turistiche giapponesi con lo scopo di pubblicizzare Kyoto a livello turistico, soprattutto dopo il calo di visite dovuto all'emergenza nucleare. E' solo il primo video, ma a questo probabilmente seguiranno altre iniziative. Chiunque voglia aiutare a diffonderlo attraverso facebook o i blog è il benvenuto! Diffondete liberamente il più possibile!!! :D
domenica 1 maggio 2011
venerdì 8 aprile 2011
Meiji Coffee & Meiji Fruits 明治コーヒー・明治フルーツ
Il caffè. Chi è stato in Giappone saprà bene che il caffè viene consumato a litri, a fiumi! Altro che l'Italia e la tazzulilla 'e cafè. Cascate di caffè!
Purtroppo vi sarete anche accorti di quale caffè viene consumato. Di solito si tratta del cosiddetto drip coffee, che non bisogna confondere con il bistrattato american coffee, che viene considerato una brodaglia immonda anche dai giapponesi stessi! Il drip coffee non è malaccio, ma è fortissimo!
Queste sono le basi, ma pochissimi bevono solo caffè nero o al massimo zuccherato.
In Giappone per la maggior parte dei casi tutto si riduce a miscugli riconducibili in generale al noto "cafè olè", dalla pronuncia del francese café au lait.
*Piccola curiosità: quest'espressione è talmente radicata che c'era un periodo in cui si usava solo il termine オレ ore e ancora oggi può capitare di sentirlo dire da qualche anziano o da qualche giovane che segue uno stile retrò estremo*
Caffelatte insomma. E andrebbe anche bene se ci si fermasse qui.
Il fatto è che qui il caffè viene infilato in lattine, bottigliette di vetro, PET bottle e cartoni. C'è anche quello nelle tazze ovviamente, ma devi avere il tempo di andare in una caffetteria, senza contare che, una volta in caffetteria, non so quanto un italiano sia disposto a pagare 3 o 4 euro un caffè.
Io ci vado, ma più che altro per parassitare del tempo al caldo e al coperto. Bevendo caffè nero, poi, pago il minimo indispensabile, di solito.
Detto questo, oltre al caffelatte esistono una varietà infinita di bevande a base di latte: latte&fragola, latte&maccha (il tè verde polverizzato), latte&banana, latte&uva!, latte&cacao ecc ecc...anche loro impacchettati in cartoni, lattine e bottigliette di ogni tipo.
Tutto questo marasma di prodotti viene solitamente venduto nei famigerati conbini, o convenient store (vedere sezione "Japan" nel link) oppure nei distributori automatici, che in Giappone ricoprono ogni metro quadro di territorio (una leggenda metropolitana di qualche anno fa diceva che ce n'era uno ogni 20 abitanti).
Bene, è proprio in un conbini che qualche giorno fa ho notato questa bottiglietta in Pet che mi ha colpito perchè aveva un packaging un po' troppo semplice. In realtà le bevande erano 2, chiamate 明治コーヒー Meiji Coohii e 明治フルーツ Meiji Furuutsu, in poche parole latte&caffè e latte&frutta della Meiji, nota azienda casearia-dolciaria.
Avevano un'aria tutta Shōwa (vi ricordate?) e quindi ho finito per comprare il Meiji Fruits. Mentre lo prendevo mi sono accorta che c'era una specie di motto che pubblicizzava il prodotto di cui non ricordo le parole esatte, ma suonava più o meno così: "è buono perchè fa nostalgia", o una cosa del genere. Quindi ci avevo preso!!!! Era una delle millemila riedizioni retrò che fanno ogni tanto per rilanciare i prodotti! Eh eh eh eh, ho un occhio finissimo per queste cose veramente inutili!
Comunque, una volta tornata a casa mi metto a fotografarlo e cosa scopro? Sulla pellicola della bottiglietta, oltre al marchio, al nome e ste cose qua, in fondo, c'era una specie di linea che girava tutto intorno e la scritta "Meiji" fatte entrambe come se fossero dei riflessi o un rilievo sul vetro!
Hanno cercato di riproporre l'impatto visivo del vetro disegnandolo sull'etichetta di plastica!
Questi stanno fuori.
La sera poi, Nobuo (il mio ragazzo), mi ha confermato che quelle bevande ci sono da tantissimo tempo e che prima erano in bottigliette di vetro.
Oggi allora è partita la ricerca. Uagliù. Niente di più introvabile! Non sono riuscita a trovare una solo foto che mostrasse come fosse la bottiglia originale in vetro. Ho trovato soltanto il tappo!!! Che non ho capito bene, ma mi pare che fino a qualche anno fa c'erano ste etichette di carta sui tappi di tutte le bottigliette di vetro del latte (di tutte le marche) e delle sue deviazioni (caffeè,
frutta, cacao...) e la gente ne ha fatto fior di collezioni.
Ma nella ricerca ho scoperto che, insieme alla versione in plastica, è stata portata avanti anche quella in vetro! Pare che la produzione sia limitata ai pacchi regalo per corrispondenza (un'usanza molto forte qui in Giappone), ma in questo blog il tipo dice di aver trovato entrambe le bevande in un distributore automatico.
Inoltre pare che ci siano state, negli anni passati, anche versioni in cartone, perlomeno del caffelatte (tra i prodotti venduti adesso ho trovato solo la versione da 1 litro, ma non mi convince perchè è destinato a tutta la famiglia e poi gli ingredienti sono leggermente diversi).

Infine, cara la mia moltitudine di lettori, giusto così, perchè è una cosa carina, vi consiglio vivamente di dare un occhio a questo link che è praticamente un report sulla storia del latte e delle confezioni della Meiji. Anche se non capite il giapponese secondo me vale comunque la pena di guardare le immagini! :D
Ve ne lascio un assaggio qui sotto!

Purtroppo vi sarete anche accorti di quale caffè viene consumato. Di solito si tratta del cosiddetto drip coffee, che non bisogna confondere con il bistrattato american coffee, che viene considerato una brodaglia immonda anche dai giapponesi stessi! Il drip coffee non è malaccio, ma è fortissimo!
Queste sono le basi, ma pochissimi bevono solo caffè nero o al massimo zuccherato.
In Giappone per la maggior parte dei casi tutto si riduce a miscugli riconducibili in generale al noto "cafè olè", dalla pronuncia del francese café au lait.
*Piccola curiosità: quest'espressione è talmente radicata che c'era un periodo in cui si usava solo il termine オレ ore e ancora oggi può capitare di sentirlo dire da qualche anziano o da qualche giovane che segue uno stile retrò estremo*
Caffelatte insomma. E andrebbe anche bene se ci si fermasse qui.
Il fatto è che qui il caffè viene infilato in lattine, bottigliette di vetro, PET bottle e cartoni. C'è anche quello nelle tazze ovviamente, ma devi avere il tempo di andare in una caffetteria, senza contare che, una volta in caffetteria, non so quanto un italiano sia disposto a pagare 3 o 4 euro un caffè.
Io ci vado, ma più che altro per parassitare del tempo al caldo e al coperto. Bevendo caffè nero, poi, pago il minimo indispensabile, di solito.
Detto questo, oltre al caffelatte esistono una varietà infinita di bevande a base di latte: latte&fragola, latte&maccha (il tè verde polverizzato), latte&banana, latte&uva!, latte&cacao ecc ecc...anche loro impacchettati in cartoni, lattine e bottigliette di ogni tipo.
Tutto questo marasma di prodotti viene solitamente venduto nei famigerati conbini, o convenient store (vedere sezione "Japan" nel link) oppure nei distributori automatici, che in Giappone ricoprono ogni metro quadro di territorio (una leggenda metropolitana di qualche anno fa diceva che ce n'era uno ogni 20 abitanti).
Avevano un'aria tutta Shōwa (vi ricordate?) e quindi ho finito per comprare il Meiji Fruits. Mentre lo prendevo mi sono accorta che c'era una specie di motto che pubblicizzava il prodotto di cui non ricordo le parole esatte, ma suonava più o meno così: "è buono perchè fa nostalgia", o una cosa del genere. Quindi ci avevo preso!!!! Era una delle millemila riedizioni retrò che fanno ogni tanto per rilanciare i prodotti! Eh eh eh eh, ho un occhio finissimo per queste cose veramente inutili!
Comunque, una volta tornata a casa mi metto a fotografarlo e cosa scopro? Sulla pellicola della bottiglietta, oltre al marchio, al nome e ste cose qua, in fondo, c'era una specie di linea che girava tutto intorno e la scritta "Meiji" fatte entrambe come se fossero dei riflessi o un rilievo sul vetro!
Hanno cercato di riproporre l'impatto visivo del vetro disegnandolo sull'etichetta di plastica!
Questi stanno fuori.
Oggi allora è partita la ricerca. Uagliù. Niente di più introvabile! Non sono riuscita a trovare una solo foto che mostrasse come fosse la bottiglia originale in vetro. Ho trovato soltanto il tappo!!! Che non ho capito bene, ma mi pare che fino a qualche anno fa c'erano ste etichette di carta sui tappi di tutte le bottigliette di vetro del latte (di tutte le marche) e delle sue deviazioni (caffeè,
frutta, cacao...) e la gente ne ha fatto fior di collezioni.Ma nella ricerca ho scoperto che, insieme alla versione in plastica, è stata portata avanti anche quella in vetro! Pare che la produzione sia limitata ai pacchi regalo per corrispondenza (un'usanza molto forte qui in Giappone), ma in questo blog il tipo dice di aver trovato entrambe le bevande in un distributore automatico.
Inoltre pare che ci siano state, negli anni passati, anche versioni in cartone, perlomeno del caffelatte (tra i prodotti venduti adesso ho trovato solo la versione da 1 litro, ma non mi convince perchè è destinato a tutta la famiglia e poi gli ingredienti sono leggermente diversi).

Infine, cara la mia moltitudine di lettori, giusto così, perchè è una cosa carina, vi consiglio vivamente di dare un occhio a questo link che è praticamente un report sulla storia del latte e delle confezioni della Meiji. Anche se non capite il giapponese secondo me vale comunque la pena di guardare le immagini! :D
Ve ne lascio un assaggio qui sotto!

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domenica 3 aprile 2011
Naruto va di moda
L'altro giorno sono andata da Uniqlo per comprare un paio di tristissime camicie da abbinare a un completo giacca-pantalone che sono stata e sarò ancora costretta a indossare.
Uniqlo, per chi non lo sapesse, è una grossa catena di abbigliamento concettualmente simile a catene come H&M o Zara. Però è giapponese e, secondo il mio modesto parere (di una a cui Zara sta sulle palle, per intenderci), ha un qualità decisamente migliore abbinata a prezzi molto più bassi che nelle altre 2 catene.
Se volete c'è anche la pagina Wikipedia in italiano.
Ci vado spesso per comprare capi d'abbigliamento basici, tipo maglie a tinta unita, pantacollant (sì, pantacollant! PANTACOLLANT!!! Chè a dire leggins mi sembro scema)o felpette. Se devo dire la verità ci ho preso anche il suddetto completo, nero come la morte. Ovviamente il mio ragazzo ha sempre da ridire quando ci vado perchè lui è un fighetto e il suo motto è "se costa poco la qualità fa schifo" e quindi si rifornisce da Muji. Da Muji!!! Identica qualità, prezzi più alti e ampia scelta tra 3, dico 3 colori 3. Ma io gli faccio yoshi-yoshi sulla testa e continuo ad andare da Uniqlo.
Comunque, tralasciando le mie avventure coniugali, torniamo a noi.
Compro ste 2 camicie, una grigia e una azzurra: non me ne frega una cippa che ci dovrebbe andare la camicia bianca! Dopo 10 anni a fare la cameriera sono diventata inabile nell'accostare il bianco e il nero.
Comunque. Pago e la simpatica e gentile commessa, dopo avermi elencato come al solito TUTTI i movimenti che fa (sono 5000yen-quelli che prendo sono 10000yen-ecco, questi sono 5000 yen di resto-1,2,3,4,5mila yen prego!- e così via) prende la busta e ci ficca dentro le camicie. Noto subito che la busta non è la solita bustabiancoospedaleconlogorossopiccolissimo, bensì era piena di loghi e scritte diverse, anche se pur sempre tutto in rosso su sfondo bianco, com'è tradizione da Uniqlo. Me la dà e...sul retro c'è il faccione enorme di Naruto!!
Credo che l'immagine fosse presa da un fotogramma dell'anime e ingrandito a dismisura perchè si vede la sgranatura dei pixel e ha una specie di effetto 3D senza occhialini (sapete quell'effetto sfocato o doppio che dir si voglia).
In pratica era la shopper della sottocatena UT, quella che fa solo T-shirt in collaborazione con artisti e altre aziende.
Così scopro solo ora che c'è questa linea di T-shirt di Naruto. L'evento finiva oggi quindi può essere che dovevano esaurire le buste avanzate (quello non era un punto UT).
Io non sono nemmeno una fan di Naruto, non so nulla della storia, ma la busta è proprio bella, quindi volevo rendere partecipe il mondo di questo fatto, inutile come al solito.


Ehmm...scusate per la monnezza sullo sfondo...
Uniqlo, per chi non lo sapesse, è una grossa catena di abbigliamento concettualmente simile a catene come H&M o Zara. Però è giapponese e, secondo il mio modesto parere (di una a cui Zara sta sulle palle, per intenderci), ha un qualità decisamente migliore abbinata a prezzi molto più bassi che nelle altre 2 catene.
Se volete c'è anche la pagina Wikipedia in italiano.
Ci vado spesso per comprare capi d'abbigliamento basici, tipo maglie a tinta unita, pantacollant (sì, pantacollant! PANTACOLLANT!!! Chè a dire leggins mi sembro scema)o felpette. Se devo dire la verità ci ho preso anche il suddetto completo, nero come la morte. Ovviamente il mio ragazzo ha sempre da ridire quando ci vado perchè lui è un fighetto e il suo motto è "se costa poco la qualità fa schifo" e quindi si rifornisce da Muji. Da Muji!!! Identica qualità, prezzi più alti e ampia scelta tra 3, dico 3 colori 3. Ma io gli faccio yoshi-yoshi sulla testa e continuo ad andare da Uniqlo.
Comunque, tralasciando le mie avventure coniugali, torniamo a noi.
Compro ste 2 camicie, una grigia e una azzurra: non me ne frega una cippa che ci dovrebbe andare la camicia bianca! Dopo 10 anni a fare la cameriera sono diventata inabile nell'accostare il bianco e il nero.
Comunque. Pago e la simpatica e gentile commessa, dopo avermi elencato come al solito TUTTI i movimenti che fa (sono 5000yen-quelli che prendo sono 10000yen-ecco, questi sono 5000 yen di resto-1,2,3,4,5mila yen prego!- e così via) prende la busta e ci ficca dentro le camicie. Noto subito che la busta non è la solita bustabiancoospedaleconlogorossopiccolissimo, bensì era piena di loghi e scritte diverse, anche se pur sempre tutto in rosso su sfondo bianco, com'è tradizione da Uniqlo. Me la dà e...sul retro c'è il faccione enorme di Naruto!!
Credo che l'immagine fosse presa da un fotogramma dell'anime e ingrandito a dismisura perchè si vede la sgranatura dei pixel e ha una specie di effetto 3D senza occhialini (sapete quell'effetto sfocato o doppio che dir si voglia).
In pratica era la shopper della sottocatena UT, quella che fa solo T-shirt in collaborazione con artisti e altre aziende.
Così scopro solo ora che c'è questa linea di T-shirt di Naruto. L'evento finiva oggi quindi può essere che dovevano esaurire le buste avanzate (quello non era un punto UT).
Io non sono nemmeno una fan di Naruto, non so nulla della storia, ma la busta è proprio bella, quindi volevo rendere partecipe il mondo di questo fatto, inutile come al solito.
Ehmm...scusate per la monnezza sullo sfondo...
lunedì 28 marzo 2011
Oh, ma che è sto casino??
E' quello che mi diceva (anzi, che mi dice tutt'ora) mia madre appena entrava in camera mia. Ovviamente poi mi obbligava (mi obbliga) a mettere a posto. Quindi ho deciso di utilizzare questa frase come titolo dei post che farò da ora in poi quando ho un po' di foto ammucchiate in qualche cartella e decido di raggrupparle qui sul blog. Di solito si tratterà di confezioni, packaging carini, simpatici, particolari, ma sui quali fare un intero post dedicato sarebbe abbastanza superfluo.
Partiamo con un imballaggio che più tradizionale non si può: la temibile foglia di bambù! In pratica i giapponesi usano, o meglio, usavano il bambù in ogni dove. Si usa tutto del bambù, sia le foglie, sia il tronco...un po' come il maiale! L'utilizzo più famoso della foglia, forse, è per avvolgere e conservare gli onigiri. Per gli onigiri però la foglia deve essere essiccata, ma ne parlerò più nello specifico, prima o poi: mai perdere la speranza!
In questo caso invece la foglia è fresca ed è avvolta intorno a una pallotta di mochi aromatizzato a non mi ricordo cosa. La forma dell'involucro finito è triangolare (gli piace assai ai giapponesi la forma del triangolo!).
Pare che la foglia di bambù conservi molto bene i cibi, oltre ad essere resistente. Il discorso sul tronco, poi, è ancora più interessante...ma anche per questo è d'obbligo un post a parte.
Ah, ringrazio Fabiana che si è prestata a reggere il coso mentre lo fotografavo! :D


Proseguiamo con dei biscotti in monoporzione. Questi, devo ammetterlo, non sono giapponesi, bensì britannici. Ma avevano una confezione così kawaii!! Erano al gusto lampone e quando ho aperto la confezione...ta ta ta taaaan! Il biscotto stesso era a forma di orsetto. Rosa perdipiù!
Il gusto e l'odore erano pericolosamente chimici, ma li ho mangiati lo stesso. Prima e ultima volta.
Ma poi, l'orsetto sulla confezione, cosa sta facendo? Sputacchia via un lampone??


Qui invece abbiamo una scatoletta che, a vederla, di primo acchito sembrerebbe una scatola di Frisk, quelle minuscole e letali caramelle che ti ustionano la bocca ma che non puoi fare a meno di mangiare, da bravo masochista. Magari Frisk al sapore di sale, come suggerisce lo 塩 shio, sale appunto, sull'etichetta. E invece no! Ah ah ah ah! E' proprio sale! Il sale da taschino!! Già. Un po' di tempo fa, insieme ai miei ex-colleghi, siamo andati a visitare una fabbrica minuscola di sale marino vicino AmanoHashidate e lì vendevano questi gadget. Ce n'erano con un sacco di immagini differenti, ma io ho deciso per quella classica con il logo della ditta 琴引の塩 Kotobiki no
Shio (purtroppo ho trovato solo pagine in giapponese).
In realtà ho scoperto che mi torna utile portarmelo dietro perchè a Kyoto la cucina è sciapissima!




Infine una simpatica chicca: guardate che etichetta si sono messi a fare per quattro miseri pomodorini...

Adesso però passo a fare una nota seria. L'11 marzo c'è stato il terremoto con conseguente tsunami e incidente alla centrale di Fukushima, che tutt'ora non è ancora stato risolto. Di tutto ciò si è detto molto, anche troppo, specialmente nella stampa estera. Quindi su Nikku-nekku non ne parlerò. Se vi va di leggere il mio parere a proposito, andate qui, dove mi è stata data la possibilità di esprimermi attraverso un articolo. Se invece volete notizie serie, realistiche e approfondite, vi lascio i link di un paio di blog che seguo:
Giappo pazzie e Nicolaingiappone
Per il resto ho perso ogni più piccolo barlume di fiducia nei media e quindi cancellerò dai siti interessanti di questo blog il Fatto Quotidiano.
Partiamo con un imballaggio che più tradizionale non si può: la temibile foglia di bambù! In pratica i giapponesi usano, o meglio, usavano il bambù in ogni dove. Si usa tutto del bambù, sia le foglie, sia il tronco...un po' come il maiale! L'utilizzo più famoso della foglia, forse, è per avvolgere e conservare gli onigiri. Per gli onigiri però la foglia deve essere essiccata, ma ne parlerò più nello specifico, prima o poi: mai perdere la speranza!
In questo caso invece la foglia è fresca ed è avvolta intorno a una pallotta di mochi aromatizzato a non mi ricordo cosa. La forma dell'involucro finito è triangolare (gli piace assai ai giapponesi la forma del triangolo!).
Pare che la foglia di bambù conservi molto bene i cibi, oltre ad essere resistente. Il discorso sul tronco, poi, è ancora più interessante...ma anche per questo è d'obbligo un post a parte.
Ah, ringrazio Fabiana che si è prestata a reggere il coso mentre lo fotografavo! :D
Proseguiamo con dei biscotti in monoporzione. Questi, devo ammetterlo, non sono giapponesi, bensì britannici. Ma avevano una confezione così kawaii!! Erano al gusto lampone e quando ho aperto la confezione...ta ta ta taaaan! Il biscotto stesso era a forma di orsetto. Rosa perdipiù!
Il gusto e l'odore erano pericolosamente chimici, ma li ho mangiati lo stesso. Prima e ultima volta.
Ma poi, l'orsetto sulla confezione, cosa sta facendo? Sputacchia via un lampone??
Qui invece abbiamo una scatoletta che, a vederla, di primo acchito sembrerebbe una scatola di Frisk, quelle minuscole e letali caramelle che ti ustionano la bocca ma che non puoi fare a meno di mangiare, da bravo masochista. Magari Frisk al sapore di sale, come suggerisce lo 塩 shio, sale appunto, sull'etichetta. E invece no! Ah ah ah ah! E' proprio sale! Il sale da taschino!! Già. Un po' di tempo fa, insieme ai miei ex-colleghi, siamo andati a visitare una fabbrica minuscola di sale marino vicino AmanoHashidate e lì vendevano questi gadget. Ce n'erano con un sacco di immagini differenti, ma io ho deciso per quella classica con il logo della ditta 琴引の塩 Kotobiki no
Shio (purtroppo ho trovato solo pagine in giapponese).
In realtà ho scoperto che mi torna utile portarmelo dietro perchè a Kyoto la cucina è sciapissima!
Infine una simpatica chicca: guardate che etichetta si sono messi a fare per quattro miseri pomodorini...
Adesso però passo a fare una nota seria. L'11 marzo c'è stato il terremoto con conseguente tsunami e incidente alla centrale di Fukushima, che tutt'ora non è ancora stato risolto. Di tutto ciò si è detto molto, anche troppo, specialmente nella stampa estera. Quindi su Nikku-nekku non ne parlerò. Se vi va di leggere il mio parere a proposito, andate qui, dove mi è stata data la possibilità di esprimermi attraverso un articolo. Se invece volete notizie serie, realistiche e approfondite, vi lascio i link di un paio di blog che seguo:
Giappo pazzie e Nicolaingiappone
Per il resto ho perso ogni più piccolo barlume di fiducia nei media e quindi cancellerò dai siti interessanti di questo blog il Fatto Quotidiano.
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giovedì 10 marzo 2011
Medicinali scaduti
Non so se si era capito, ma io vivo a Kyoto, ormai da quasi 2 anni.
A Kyoto ci sono vari mercatini delle pulci, tutti a cadenza mensile, tutti allestiti nei templi. Il più famoso di questi si tiene il 25 di ogni mese a Kitano Tenmangu, un altro molto famoso si tiene il 21 al Toji, ma il mio preferito resta sempre quello delle cose fatte a mano che si tiene il 15 al Chionji.
Comunque, quello dove si trovano una marea di cose "vecchie" è proprio il mercatino al Kitano Tenmangu. Ci sono tantissime bancarelle dove poter trovare oggetti, riviste, giochi...dall'aria retrò tipica del periodo Shōwa (per avere un'idea, guardate un po' le foto di questa pagina).
Ovviamente ho una mezza passione per lo stile Shōwa e ogni tanto faccio delle spedizioni esplicitamente mirate a riportare a casa oggetti totalmente inutili.


Il mese scorso non ho fatto un grosso bottino, ma tra le cianfrusaglie raccattate ci sono 2 bustine di medicinali vecchi. Il fatto che dovrebbero essere fuorilegge è del tutto irrilevante, ah ah ah!
Uno è per la tosse (セキドメ sekidome, ovvero blocca-tosse) e si chiama サザピタンA Sazapitan A. Dentro c'è una polverina, la bustina è piccola e piatta e sulla facciata c'è una donnina disegnata con la mano come dopo che ci si è coperti la bocca per tossire. Tutto intorno c'è una cornice di righine rosse e bianche con il contorno azzurro.
Sul retro si riprende il motivo a righine e al centro, in un rettangolo giallo chiaro, ci sono dosaggi, ingredienti e controindicazioni. La data di scadenza è dicembre '89.


L'altro è per il raffreddore (かぜ kaze, raffreddore, o raffreddamento, scritto a caratteri cubitali in rosso) e si chiama, credo, ロンL 錠 Ron L jō, dico credo perchè il "ro" non è che si capisca bene com'è scritto. Inoltre non so se la "L" di L jō si riferisca alla grandezza delle pastiglie (si, sono pastiglie) oppure no, dato che jō è "pastiglia".
Comunque, lasciando perdere i peli nell'uovo, sul fronte della bustina si può notare un enorme aereo, mi pare da guerra, ma se mi sbaglio correggetemi, e anche il nome del medicinale è posizionato con una certa aerodinamicità! Il tutto ricorda molto il design di un giocattolo, chissà perchè.
Il retro invece mi ha messo in difficoltà perchè cambia completamente soggetto: c'è un coso che sembra un orco, vestito di rosso e con dei grossi orecchini. Sono abbastanza sicura che sia qualche personaggio classico della tradizione giapponese, ma purtroppo ho sempre snobbato queste cose che trovano in me poco interesse, quindi non so chi sia (e il mio ragazzo è a lavoro, quindi non posso chiedere).
La data di scadenza dice gennaio dell'anno 61. Se i miei calcoli sono giusti, e se io sono nata nel 57 dell'epoca Shōwa, l'anno dovrebbe essere il 1986.
Belli belli, sono molto soddisfatta dei miei acquisti! :D
Per il resto, ho delle news. Da aprile inizierò un corso di design di 2 anni e pensavo di fare un blog su questa cosa. Ma già tendo a tralasciare questo, di blog, non so se riuscirei a portarne avanti un altro...provo? Magari senza dover stare dietro alle foto sarebbe meno complicato. A qualcuno potrebbe interessare?
A Kyoto ci sono vari mercatini delle pulci, tutti a cadenza mensile, tutti allestiti nei templi. Il più famoso di questi si tiene il 25 di ogni mese a Kitano Tenmangu, un altro molto famoso si tiene il 21 al Toji, ma il mio preferito resta sempre quello delle cose fatte a mano che si tiene il 15 al Chionji.
Comunque, quello dove si trovano una marea di cose "vecchie" è proprio il mercatino al Kitano Tenmangu. Ci sono tantissime bancarelle dove poter trovare oggetti, riviste, giochi...dall'aria retrò tipica del periodo Shōwa (per avere un'idea, guardate un po' le foto di questa pagina).
Ovviamente ho una mezza passione per lo stile Shōwa e ogni tanto faccio delle spedizioni esplicitamente mirate a riportare a casa oggetti totalmente inutili.
Il mese scorso non ho fatto un grosso bottino, ma tra le cianfrusaglie raccattate ci sono 2 bustine di medicinali vecchi. Il fatto che dovrebbero essere fuorilegge è del tutto irrilevante, ah ah ah!
Uno è per la tosse (セキドメ sekidome, ovvero blocca-tosse) e si chiama サザピタンA Sazapitan A. Dentro c'è una polverina, la bustina è piccola e piatta e sulla facciata c'è una donnina disegnata con la mano come dopo che ci si è coperti la bocca per tossire. Tutto intorno c'è una cornice di righine rosse e bianche con il contorno azzurro.
Sul retro si riprende il motivo a righine e al centro, in un rettangolo giallo chiaro, ci sono dosaggi, ingredienti e controindicazioni. La data di scadenza è dicembre '89.
L'altro è per il raffreddore (かぜ kaze, raffreddore, o raffreddamento, scritto a caratteri cubitali in rosso) e si chiama, credo, ロンL 錠 Ron L jō, dico credo perchè il "ro" non è che si capisca bene com'è scritto. Inoltre non so se la "L" di L jō si riferisca alla grandezza delle pastiglie (si, sono pastiglie) oppure no, dato che jō è "pastiglia".
Comunque, lasciando perdere i peli nell'uovo, sul fronte della bustina si può notare un enorme aereo, mi pare da guerra, ma se mi sbaglio correggetemi, e anche il nome del medicinale è posizionato con una certa aerodinamicità! Il tutto ricorda molto il design di un giocattolo, chissà perchè.
Il retro invece mi ha messo in difficoltà perchè cambia completamente soggetto: c'è un coso che sembra un orco, vestito di rosso e con dei grossi orecchini. Sono abbastanza sicura che sia qualche personaggio classico della tradizione giapponese, ma purtroppo ho sempre snobbato queste cose che trovano in me poco interesse, quindi non so chi sia (e il mio ragazzo è a lavoro, quindi non posso chiedere).
La data di scadenza dice gennaio dell'anno 61. Se i miei calcoli sono giusti, e se io sono nata nel 57 dell'epoca Shōwa, l'anno dovrebbe essere il 1986.
Belli belli, sono molto soddisfatta dei miei acquisti! :D
Per il resto, ho delle news. Da aprile inizierò un corso di design di 2 anni e pensavo di fare un blog su questa cosa. Ma già tendo a tralasciare questo, di blog, non so se riuscirei a portarne avanti un altro...provo? Magari senza dover stare dietro alle foto sarebbe meno complicato. A qualcuno potrebbe interessare?
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mercoledì 19 gennaio 2011
Hermann Dog
A settembre 2010 sono andata a vedere una partita degli Hanshin Tigers nel famoso stadio Koshien, trascinata dal mio ragazzo.Una palla pazzesca, ho dormito la maggior parte del tempo, cullata da tutti quei cori di educati tifosi giapponesi.
Prima di dormire, per tenermi sveglia, ho cercato di distrarmi osservando le tenute bizzarre dei tifosi, ma non c'è stato verso. Dopo aver mangiato un hot dog sono crollata, complice il fatto che i nostri posti avevano un muretto che fungeva da poggiaschiena.
Ho però fatto in tempo a fotografare l'hot dog, anzi, l'Hermann Dog! (ヘルマンドッグ: il link è di un sito sugli hot dog in generale e la pagina, dopo una breve storia dell'Hermann Dog, spiega come prepararlo a casa)
L'Hermann Dog è un normalissimo hot dog, buono, ma quello che mi ha più colpito, come al solito, è stato il sacchetto che lo conteneva.
A strisce gialle e bianche, è illustrato dall'immagine disegnata di un bambino che mangia un hot dog. "Hermann Dog" è scritto in rosso, di sbieco, in mezzo al sacchetto.
Tutto molto retrò, come piace a me! :)
Sopra, in verde, c'è scritto 甲子園限定 Koshien Gentei, ovvero "Ed.limitata Koshien" più o meno.
Infatti questo hot dog viene venduto esclusivamente in questo stadio.
Colui che ebbe l'idea di venderli fu Hermann Wolschke, un prigioniero tedesco della Prima Guerra Mondiale, rimasto poi a vivere in Giappone, che per mestiere lavorava la carne.
Nel 2008, il secondogenito omonimo di questo Hermann, ha deciso di riproporre alla vendita la versione originale del 1934, ecco il perchè del design della confezione.
Bello e buono, mangiare un hot dog diventa un gesto di classe.
sabato 8 gennaio 2011
L'eleganza della carne in scatola
Per inaugurare il 2011 ho deciso di spolverare uno dei millemila post rimasti in sospeso mesi e mesi.
Questa volta si tratta di carne in scatola, del genere Simmental o Manzotin.
Mi sono imbattuta nelle lattine della carne Echigo Uonuma 越後魚沼 in un supermercato di prodotti importati e di lusso. In effetti un barattolo di carne costa intorno ai 600 yen, quindi 5 euro più o meno.
Il lusso del prodotto è ben espresso dalla confezione, ben diversa da quelle più economiche e di massa che si trovano in giro...
Quella volta in vendita c'erano due tipi: la Yamatoni Beef, con confezione cilindrica, e la Corned Beef, in un parallelepipedo trapezioidale.
Lo sfondo è in rosa salmone molto chiaro ed è decorato con un motivo floreale lilla. Al
centro, in un ovale, c'è disegnato un bue su uno sfondo a stella.

La parte superiore della Yamatoni Beef è coperta dal rivestimento che c'è anche di lato, mentre sulla parte superiore della Corned Beef c'è la chiavetta di metallo per aprire la lattina, come quelle che c'erano sulle vecchie confezioni di sardine.
In verità devo confessare che la chiavetta che c'è sulla carne è leggermente differente da quella delle sardine, che è uncinata (vi linko una pagina con spiegazione e una stupenda illustrazione).
Una particolarità è che la marca, che è scritta in kanji, è scritta al contrario. Invece di riportare in ordine la scritta Echigo Uonuma, se la si legge da sinistra a destra viene fuori Numauo Goechi. Questo perchè agli inizi del '900, quando la modernizzazione occidentale arrivò in Giappone, si prese a scrivere anche in orizzontale, oltre che in verticale, mantenendo però l'ordine tradizionale della scrittura in giapponese, ovvero da destra verso sinistra. Scusate la spiegazione arzigogolata, ma in parole mooolto povere andò così. Per cui, alcuni brand che mantengono ancora le vecchie versioni delle confezioni, per una questione di eleganza retrò e prestigio, continuano a riportare le scritte in questo modo antico.
Purtroppo nel sito dell'azienda, la Foricafoods, questa carne non è presente tra i prodotti. Per cui linko qui un altra pagina in cui mi pare se ne parli un po'.
Mi spiace, ma è in giapponese. Comunque descrive il prodotto parlando della carne che sembra un budino ecc ecc...inoltre, sotto una delle immagini di lato, nella didascalia, ci sono delle ipotesi sul perchè della stella dietro al bue. La cosa interessante però è che se si clicca nella scrittina sotto la prima immagine, appaiono delle foto che spiegano come aprire la scatola con la chiavetta. Le immagini però vanno talmente veloci che non ho capito nulla, se qualcuno riesce a decifrare qualcosa è il benvenuto tra i commenti!
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