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domenica 16 settembre 2012

Un po' così, un po' naïf

Una delle cose che nessuno dice sul Giappone è che, non avendo l'ora legale, la luce, anche d'estate, dura meno che in Europa (e in tutti i Paesi con l'ora legale, ovviamente).
Mentre scrivevo mi è venuta la curiosità e quindi sono andata a controllare e...ma lo sapevate che un macello di Paesi la usavano, ma hanno smesso?? Tra questi ci sono anche Paesi europei, come l'Islanda (ma chepppoooi, si può dire che è europea? cosa si intende per "europeo"? Ah, queste discussioni sul sesso degli angeli!). E che tipo l'Australia, gli Stati Uniti e tanti altri Paesi hanno delle zone che hanno smesso e delle zone che continuano a usarla?
Cioè, voglio dire, e poi ci sorprendiamo che il Mondo non riesca a mettersi d'accordo sull'unificazione delle prese di corrente...mattecredo!
Pure il Giappone è tra i Paesi che la usava, ma ha smesso. Eggiusto. Così, il 16 settembre, alle 18:30 è già notte e noi possiamo felicemente consumare più energia (ok, battuta gratuitissima sulla sperpero di energia che regna incontrastato da queste parti).
E quindi mi ritrovo qua, in un buio pomeriggio di settembre, svaccata sul divano (ah, il divano...*_*) a sognare spiagge bianche e assolate e mare cristallino.

Ma riuscirò ad andare a Bali, prima o poi, ooooh se ci riuscirò! (bello sforzo, da qua ti buttano i biglietti low cost come se fossero patatine...)

Detto ciò, nel frattempo mi consolo con le bibite "Hawaiian Sun" scovate dal mio spacciatore di fiducia: Yamaya.
Dico bibite, ma in realtà dovrei dire succhi di frutta, perchè sì, sono veri e proprii succhi di frutta, a dispetto della loro lattina caciarona che ricorda un sacco le lattine di cocktail già pronti che tanto spesso si trovano qui nei supermercati.

Vi avevo già detto che adoro il succo di guava? Beh, adoro il succo di guava.

Non so quanti mesi sono passati prima che mi decidessi a comprarli. Li ho osservati, rigirati, analizzati praticamente tutte le volte che andavo da Yamaya. Il mio dubbio era soprattutto sulla lattina. La mia mente ragionava così: se sono dentro una lattina, dovranno per forza essere succhi gastrici gassati. Poi un giorno lessi "non carbonated" e capii, anche con il mio scarsissimissimo inglese, che FORSE, effettivamente, non erano gassati.
E un giorno mi sono fidata.
Quel giorno, oltre ai gusti qui sopra, c'era il tè freddo, ma sinceramente, a me che il tè, di qualunque tipo, lo bevo senza zucchero, non poteva fregà di meno.
Su "guava nectar" andavo piuttosto sul sicuro, ma era quel "pass-o-guava" che mi perplimeva (e lo sapete che il verbo perplimere esisteva, ma ora non esiste più? Un po' come l'ora legale in Giappone!) (ma quanto Settimana Enigmistica sono oggi???). Alla fine della fiera, altro non era che "PASSion fruit-Orange-GUAVA".
Sulle lattine sono anche molto espliciti rispetto alle qualità del prodotto:

 
Esito dell'acquisto: diciamo che non mi posso lamentare. Non erano malaccio.
Ma nemmeno tutta 'sta bontà, eh! C'è di meglio (tipo il succo di guava che passano sugli aerei della Malaysia Airlines...mhmmm *_*).

La ditta si chiama, appunto, Hawaiian Sun e tutti qui, penso, ci stiamo chiedendo il perchè, perchè? Percheeeeeeè? di quel busto senza testa con una maglia da basket che fa il segno "yo, bro" sulla home page. Ma vabè, sò hawaiiani, sarà la loro cultura, che ne vogliamo sapere noi, barbari del ricco occidente.
Made in Hawaii since 1952.

In realtà, a parte il busto rapper, provo un'attrazione irresistibile per le confezioni dei prodotti di questa ditta, un mix tra foto fatte in casa, tinte tropicali, arte naïf e Photoshop che mi fa andar via di testa.
Ecco, uno dei miei sogni proibiti è fare un mega-tour AfricaCentroSudAmericaPaesiTropicali a studiarmi le insegne dei negozi, quelle dipinte a mano su pezzi di legno o lamiera o direttamente sui muri, e l'uso quotidiano dei colori. Sì insomma, avete capito cosa intendo, no?
Tipo queste insegne africane dei parrucchieri  


 oppure le statuette messicane alebrije


(tutte le foto le ho fatte al National Museum of Ethnology a Osaka)

Madonna sto post m'è sfuggito di mano.
Tutto ciò per dirvi che mi piace moltissimo persino il verde usato nel sito internet. 
E il logo-nome giallo e rosso. Poi dai, tutte ste lattine coloratissime viola, fucsia, azzurre, bianche messe in fila con sta frutta e ste piante disegnate sopra...è ovvio che presa da un raptus le ho buttate nel cestino della spesa.
E poi non resisto alla parola "guava".
A proposito! Una mia amica taiwanese mi ha riportato un bustone di pezzi di guava essiccati! :D Yay!
Adesso mi manca solo il frutto VVVERO.
Poi mi ha riportato anche i semi di melone alla liquirizia (!!!!!), ma non disperate! Vi aggiornerò al più presto! XD

Ah, ma poi, nessuno vuole sapere quale fosse la bibita della Pepsi che non avevo il coraggio di provare? Beh, ve lo dico lo stesso. Era il Salty Watermelon: bibita frizzante al cocomero salato.
E non fatevi ingannare dal sano colore della foto, nella realtà era fucsia.



E no, non sono riuscita a provarla.

mercoledì 12 settembre 2012

Fragole a settembre

Uh, ma l'estate è finita! Diamine, è più di un mese che non scrivo.
Soprattutto, sono passate le Londonolimpìkku, le Olimpiadi, senza che io vi mostrassi qualcosa della Coca-cola a tema: sacrilegio!
Ebbene, rimedio subito! Ecco qua il bicchiere olimpionico di cui ci omaggiava il Mc Donald's con il menù L size al modico supplemento di 60 yen:
Bicchiere ripieno di Pocari Sweat e confezione annessa. No, non ci ho messo la Coca-cola perchè, pur essendo una drogata del nettare nero, riesco ad abusarne solo quando mangio.
Comunque il bicchiere è caruccio, e sì, non è un effetto ottico, è proprio rosa violaceo.
Il design della scatola invece è un po' approssimativo, ma vabè, d'altronde serve solo a proteggere il bicchiere, visto che non è un prodotto in vendita. Alla fine potevano metterci anche solo una scatola di cartone e nessuno avrebbe comunque sporto reclami, quindi diciamo che si sono anche impegnati, va là!
C'erano un sacco di colori, anche! Io puntavo al bicchiere nero trasparente, ma vabè, non mi lamento.

Dopo le news olimpiche in ritardo, possiamo finalmente (o purtroppo?) dire che è arrivato l'autunno e io mi posso quindi bullare tantissimo del fatto che non ho acceso l'aria condizionata nemmeno una volta (beh, in realtà la odio, ma qua a Kyoto, credetemi sulla parola, è dura senza...ma con un ventilatore sono riuscita a sopravvivere).
E vi dirò di più, l'autunno è arrivato proprio oggi! E' stata la prima notte che ho cercato una coperta e la prima sera che non ho spalancato tutte le finestre.
Ma tanto era già da un po' che se ne sentiva l'odore, dal primo settembre per la precisione! Io non so davvero come fanno, ma qua appena scattano certe date, come per magia in tutti i negozi escono in contemporanea le cose dedicate a quella specifica stagione. Per esempio dal primo novembre inizia natale, ma è proprio una cosa matematica!
E quindi, dal primo settembre, anche con 35 gradi, arriva l'autunno sugli scaffali, nti pù sbajà*.

Stavolta però ho notato un'altra tendenza che mi ha sorpreso, ovvero questa:

Cioè, non fraintendetemi, le schifezzuole al gusto fragola ci sono sempre in Giappone, ma a parte nei "periodi rosa" , di cui ho già accennato, non così tante tutte insieme!
Inoltre da notare come tutti questi prodotti fossero nello stesso negozio, nella stessa corsia. E non in un grande supermercato, eh! Ma nel semplicissimo conbini sotto casa (i conbini di solito non hanno tutta questa scelta...).
Comunque in sostanza le ditte di ste quattro variazioni sul tema sono 2: la Glico e la Lotte (e qui, in questo momento, la Bea scoprì che la Lotte è nata sì in Giappone, ma è sostanzialmente coreana: quale folgorante rivelazione!).
Da sinistra:
- Pocky (ve l'ho già detto che sono i Mikado originali e che da noi hanno solo cambiato il nome, vero?) alla fragola con fantasia scozzese rosa e sbrilluccichii vari.
- Toppo alla fragola (sono i copioni sfigati dei Pocky e di particolare hanno che la glassa non è fuori, bensì dentro lo stecchino...ah, quanta genialità).
- Pocky alla fragola. Di nuovo. Ora, davvero, parliamone, che diavolo di senso ha???? NESSUNO. Sensonchè, a ben guardare, i primi Pocky della lista hanno dei pezzettini rossi di nonsochè in rilievo sparsi su tutta la glassa....scriverlo no, eh?
- Toppo al formaggio alla fragola. Sì, formaggio. Alla fragola. Mbè, qualche problema? Aggiungo pure che è formaggio dell'Hokkaido, mica pizza e fichi! Tiè.

Ovviamente, secondo la mia personalissima opinione, il design dei Pocky non ha niente a che vedere con quello dei Toppo, la differenza di livello è troppo grande. Basta guardare la semplicità della terza confezione. Vabè, comunque i Pocky sono talmente famosi che possono permettersi il design minimale. Anche i Toppo sono famosi, per carità, ma non ancora abbastanza.
E sui Toppo, tra l'altro, devo assolutamente fare una ricerca sulla nascita del nome, perchè io me l'immagino così:
riunione di esperti di marketing e boss giappini vari, qualcuno dice "cerchiamo un nome figo italiano!!" e qualcun altro "sì, dai, guarda, ho cercato su internet e ho trovato TROPPO, chè anche il significato ci sta tutto eh!" e qualcuno dei boss di mezza età "eh? cosa? non capisco...ma che è? troppo difficile...trovate qualcosa per cui non mi si debba attorcigliare la lingua!!!" e il genio di turno urla "Ma allora basta togliere la R !!!! TOPPO riescono a pronunciarlo tutti, no?" e giù tutti a complimentarsi con le lacrime agli occhi...
...
..
e ditemi che non sono la sola a farsi i film sulla nascita dei nomi dei prodotti, vi prego!;_;

*non ti puoi sbagliare in pescarese.

martedì 31 luglio 2012

Fanta alla mela

E' uscita una nuova, se così si può chiamare, bottiglia della Fanta ai gusti strambi.
Sempre della stessa linea della Fanta Fruits Punch (di cui ho parlato qui), ecco a voi la Fanta Apple!
La foto non è mia, l'ho trovata qui, ma siccome si tratta semplicemente di Pingram con il tag Fanta, la foto l'ho trovata con Google, ma nella schermata che poi esce non c'è. Quindi se volete l'autore...andatevelo a cercare! :D
Per essere bella, la bottiglia è bella come lo era anche l'altra al punch. Il mio dubbio invece riguarda la descrizione che ne fa il sito della Coca-cola perchè parla del design del 1974!
Ora, siccome sono tutt'altro che infallibile, andiamoci a rinfrescare la memoria alla pagina della già citata Fanta Fruits Punch...ok, confermato il fatto che parla di riedizione del 1984 (chiedo conferma anche a tutti quelli che leggono il giapponese, ma anche agli altri, visto che la data è scritta in cifre).
E allora perchè nella pagina della Fanta Apple si parla invece di 1974?? In 10 anni il design della Fanta non cambiò minimamente? Hanno sbagliato a scrivere? Ci stanno a pijà pe culo?
Visto che non trovavo risposte ai miei dilemmi esistenziali sono andata a cercarmi l'evoluzione del design nel sito della Fanta....ma non c'era nulla sulla storia della Fanta. Ero già lì che smadonnavo contro gli Stati Uniti, le multinazionali e il pessimo gusto delle bottigliette contemporanee quando, lampo digggenio, sono andata direttamente sul sito della Coca-cola, pensando che la Fanta, almeno fino a un po' di anni fa, si evolveva seguendo lo stile del prodotto principale. Qui infatti trovo, nell'angolino più remoto, in basso a destra della home page, il link alla "storia".
Che è questo e da qui c'è un bel riquadro enorme con sù scritto "Storia della Fanta".
Yuhuuuu!
Poi però ho scoperto che qui, degli anni '70 e '80 sono mostrate solo le bottigliette di vetro. Osservandole bene però ho avuto un'illuminazione. In effetti la scritta, il logo insomma, era rimasto invariato...non è che parlano di design generico, ma si riferiscono alla scritta?
Anche questo, però, non lo sapremo mai.

Però...lo sapevate che la Fanta originale fu creata in Germania e che la Fanta all'arancia fu inventata in Italia? XD


domenica 13 maggio 2012

Oh, ma che è sto casino?? (3)

Oggi non ho molto tempo quindi...rispolvererò la mia gettonatissima rubrica che ormai nessuno ricorderà più "Oh, ma che è sto casino??".

Ma per prima cosa, oggi devo chiedere l'aiuto di tutti (e quattro) per far vincere il video del mio amico Portinaio, in concorso a "Il lavoro dei sogni - Emozione3" . Il video è quello del secondo da sinistra, in alto, quello vestito come Muttley di medagliamedagliamedaglia. Insomma, quello in mezzo alla pagina appena si apre la finestra!
Ripeto qui quello che ho già detto su Fb, se non vi fidate di me, guardatevi tutti i video: scommetto quello che volete che voterete lui anche di vostra spontanea volontà perchè il video sta proprio fuori. Una mia amica, alla mia domanda "chi hai votato?" ha risposto:
"Il ragazzo che hai segnalato tu, tra tutti era decisamente quello con il lavoro fatto meglio... e poi, è un pazzo! :D" (Renè, sankyu...chu!)
Quindi...non indugiate! Premete quell'acciderbolina di bottone! :D


Ok, espletati i miei doveri pubblicitari, passiamo all'accozzaglia di robe da postare, chè non ho nessuna voglia di fare un lungo post argomentato su una sola cosa! XD
Iniziamo col dire che...mi sono trasferita! In una casa!!!!! Passare da una stanza con bagno-loculo in un appartamento di 2 stanze più cucina più bagno megagalattico è un'esperienza non da poco. 
Comunque. Questa casa ha uno e un solo difetto: non ha interruttori. Sì, sì, non li ha. E' una casa che prevede solo ed esclusivamente lampadari con la cordicella incorporata per accenderli e spegnerli (mio padre dice che si usavano anche in Italia una volta...qui sono ancora abbastanza comuni).
Il primo giorno Nobuo sistema il lampadario grande, provvisto di cordicella, quindi non ci siamo accorti di nulla. Poco prima di uscire però decide di mettere l'altro piccolo lampadario in cucina (di design, moderno, quindi senza cordicella). Il lampadario si accende e noi, ignari, continuiamo le nostre cose. Quando eravamo già con un piede fuori però, nel momento di spegnere la luce, il dramma! Abbiamo cercato l'interruttore in tutta la casa e....semplicemente non c'è! Ah ah ah ah ah ah! E' talmente assurda sta cosa che mi viene solo da ridere!!!!
Insomma, abbiamo dovuto togliere il lampadario per spegnerlo. E ovviamente non possiamo usarlo. Vabè...mi butterò nei rigattieri (qua è pieno) alla ricerca di un paio di bei lampadari anni '70 psichedeleci :D Vi farò sapere.


Poooi, un bel po' di tempo fa, cosa più unica che rara, ho comprato un Kit-kat. Classico. Sì, quello rosso. Quello che non ti aspetti nessuna sorpresa. Quello che lo potresti mangiare anche a occhi chiusi che tanto...
E invece no! I giapponesi hanno messo le loro zampine anche qua (sembra una critica, ma in realtà è un complimento, dal mio punto di vista). Nella scatolina esterna non c'è niente di strano:
Ma guardando le 3 bustine interne sono rimasta allibita...invece di fare la solita apertura OpenHere, hanno creato una storiella sportiva per ogni sacchetto: corsa, bowling e nuoto. Con tanto di GOAL! finale.
Chissà se ci sono altre versioni!

(non fate caso alla prima bustina, che è aperta....non sò più er ghepardo de 'na volta e l'ho aperta senza accorgermi di tutto l'ambaradan...o forse avevo solo molta fame!)


Poi dunque, vediamo...ritornando un po' su una marca cara a questo blog, perchè cara alla sottoscritta, segnalo l'avvistamento di una confenzione di Fanta smaccatamente retrò!
Bella eh? Nella spiegazione c'è scritto che è il rifacimento del design del 1984, quello del Fanta Fruit Punch che ha venduto di più. Volete sapere che frutti ci sono in questo punch ai 5 frutti? Mela, pesca, albicocca, ciliegia e...guava! Il colore nero chissà da cosa è dato...ah ah ah! Di sicuro non sarò io a scoprirlo.
Il succo di guava da solo però è fantastico,  superfantastico! (tanto per rimanere in tema...lei e la Cuccarini erano le mie idole indiscusse durante i teneri anni infantili)

Infine (qua la cosa, checchè io ne abbia detto, è andata per le lunghe) ecco a voi un'altra bomboniera postale. Stavolta sono sicura: era per un matrimonio! Più che altro perchè il tizio che si è sposato lo conosco anch'io.


















Figata eh? Aveva pure il pirulicchio in stoffa! Finess!
E le merendine-cheesecake (perchè altro non erano) erano pure buone! Quelle di sinistra erano semplici, quelle di destra alla fragola.
La marca è Gramecy New York (ho trovato solo link di Takashimaya o di altri negozi che vendono più marche...forse non ha un sito vero e proprio in Giappone)

Vabò, mò basta però, vorrei almeno mangiare stasera, oltre che scrivere un post che DOVEVA essere veloce.

domenica 25 marzo 2012

Il periodo rosa

Oilà, vi piace il nuovo header? Vabè, non è cambiato un granchè però è meno squallido di quello che c'era prima, almeno. Tutto ciò in attesa che Gabbri, l'altro amministratore fantasma che spesso nemmeno legge quello che scrivo (-.-) mi aiuti a fare un sito serio.
Vabuò, comunque, mi giunge voce che lì da voi sia arrivata la primavera eh? Maledetti.
Qua continua a piovere come se non ci fosse un domani e le massime stanno sui 10 gradi. Perchè dovete sapere che, al contrario di quanto dice una ben nota leggenda metropolitana, la primavera giapponese fa...cagare!!!!
(non me ne vogliano i giapponesi che leggono il blog, ma abituata alla primavera italiana, sono rimasta piuttosto scioccata da questo susseguirsi di pioggia, freddo, vento gelido e grigiume...d'altronde anche per gli stessi giapponesi uno dei colori tipici della primavera, oltre al rosa, è il grigio)
Ok, per essere equi dirò solo che la primavera giapponese è un po' come il mese di novembre in Italia: grigio.
Per questo continuo a dire che il Paese ideale dovrebbe avere la primavera italiana e l'autunno giapponese (in realtà, nel MIO Paese ideale è sempre estate e la temperatura varia dai 30 ai 32, ma vabè..). Ed è sempre per questo motivo che, da quando sono qui, preferisco l'autunno.
Il fatto è che prima dell'arrivo vero e proprio della primavera, c'è questo periodo in cui piove sempre. E uno dirà: eh, sarà la stagione delle piogge! Eh no, invece!!!! Dopo questo periodo fa tipo 2 settimane di bel tempo e poi giù con la vera stagione delle piogge! Nella quale, vorrei far notare, piove meno che nel periodo pre-primaverile.
Se solo facesse caldo, almeno...

Mah, comunque bando alle ciance, perchè anche in questa grigia stagione c'è da stare sempre all'erta. Come ho detto anche prima il colore tipico della primavera qui è il rosa. Immagino che tutti sapranno il motivo, ovvero il simbolo del Sol Levante, dei samurai, delle geisce (!!!): i sakura! (molti li chiamano "le sakura" e non capisco il perchè, voglio dire, il ciliegio non mi pare femminile e, a parte che stride proprio il suono, ma ho ben studiato, quando ero studentella di lingue, che tutte le parole straniere non di uso comune vanno messe al maschile...o mi sbaglio io?)

Ma facciamo un passo indietro. La storia inizia un po' prima e le prime avvisaglie ci sono di solito a natale. Cosa cazzarola c'entra il natale coi sakura? Una cippa, rispondo io. Ma qual'è il dolce tipico natalizio in Giappone? No, non è il panettone ripieno di azuki, bensì il temibile Christmas cake, una torta con panna e fragole (mi è venuta voglia di Big Babol, credo siano secoli che non ne mangio una).
Ecco, è lì che si inizia a subodorare che c'è qualcosa che non va, per quanto le fragole giapponesi siano talmente buone che viene da chiedersi se non iniettino lo zucchero direttamente in ogni singolo frutto. Infatti la prima grande incognita è che le fragole, qui, sono un frutto prettamente invernale (!!!). Per cui da gennaio il colore rosa inzia, tomo tomo cacchio cacchio, a invadere gli scaffali dei dolci dei supermercati.
Poi arriva febbraio, il mese della fioritura dei susini, o dei pruni, o come diavolo si chiamano (il mio rapporto con le piante meriterebbe un discorso a parte), insomma dell'ume.
Sono molto belli gli ume, mi piacciono un sacco.
Oltre agli ume, a febbraio, c'è pure San Valentino, quindi ajutm addì (trad. aiutami a dire), c'è proprio un'esplosione orgasmica di rosso e rosa.
A marzo in teoria si dovrebbe inziare a parlare di sakura, ma quest'anno ce l'hanno fatta penare e i susini stanno ancora fiorendo, quindi figurati, mò ce li freghi i ciliegi a fiorire con 'sto freddo!
In compenso ci sono sempre i peschi, non scordiamoci che anche loro fioriscono mò.

Insomma, il risultato è questo:
Angoli a tema rosa con tutti i prodotti al tal gusto dalle patatine, alla cioccolata, alle caramelle (in queste 2 foto appunto pesca e prugna).
Ovviamente ormai siamo in marzo e anche se fa un freddo boia, per le aziende è ora di sakura.
Il gusto sakura, come molti già sapranno, esiste. A me non piace molto (in realtà nemmeno a tanti giapponesi), ma è comunque mangiabile.
Per l'occasione vi presento un prodotto che tutti conoscono: lo yogurt col bifidus! Che qua si chiama Bio:


No, non l'ho comprato: già non mi piace molto il gusto sakura, metteteci pure che lo yogurt non mi fa impazzire! Comunque sì, in teoria ci dovrebbero essere una sorta di petali di ciliegio dentro allo yogurt...
Ma c'è anche ciò a cui nessuno avrebbe mai osato pensare:
Sì, lo so che non dovrei andare dal Mc Donald's, ma che ci posso fare? Mi piace! E' come la Coca-cola...e il trash americano che è in me non sa resistere. E poi è un'ottima occasione per studiare le strategie di vendita! Ieri, per esempio, ho studiato un sacco! (davvero, mica scherzo...)
Comunque, i menù 14 e 15 sono piuttosto normali, entrambi a base di carne in salsa teriyaki, che in Giappone è normale, e uovo (Teritama = teri + tama uovo). Il 15 è basico, mentre il 14 è al formaggio.
E' il 16 che è il problema. Al nome di "Sakura Teritama" ci appare un 15 basico con aggiunta di salsa ai fiori di ciliegio. Da qua non si vede, ma dovrebbe essere quella salsina che sporge da sopra la foglia di insalata.
Devo confessare che per un attimo sono stata tentata...ma alla fine ho optato per un sano e tradizionale 14 (da cui si evince la mia propensione al formaggio fuso).

C'è da dire che non è che fanno TUTTO al sapore di petali di ciliegio. Anzi, la maggior parte dei prodotti di solito ha solo la confezione decorata a tema, tipo le birre, le bibite, le patatine, ma anche le confezioni del cibo da asporto, i dolci...insomma qualsiasi tipo di prodotto. Senza contare le decorazione degli interni dei negozi...
Io stessa, durante uno stage in una ditta che ho fatto in quest'ultimo mese, sono stata incaricata di fare le decorazioni delle lettere di ringraziamento per i clienti e mi hanno tartassato coi sakura! Sono uscite carine, per carità, ma avrei voluto sperimentare un po' di più su un soggetto così inflazionato.

Tutto sommato comunque per me è molto interessante vedere tutti questi cambi di simboli, soggetti, design, colori...in Italia le occasioni sono molto più rare.

In ultimo vi lascio con un'altra mia grandiosa spesa che andrà a fare compagnia al Dio Ra:
L'astronauta!!! Ancora qualche altra penna e potrò formare i Village People alternativi!
Guardateli come sono carini insieme! Potrebbe quasi nascere una storia d'amore (Nobuo veramente li ha già aiutati a darsi il primo bacio).

Mhmmm...ultimamente scrivo un sacco...si vede che non ho una cippalippa da fare! :D

domenica 13 novembre 2011

Eccaallà

E lo sapevo io!!! Lo sapeeeeevo!!!!
Comodo eh, cambiare un minimo il design ad ogni evento e vivere di rendita per tipo 10 anni!
E se non vi ricordate, guardate qui e qui.
Stavolta però per fortuna avevo già pagato la spesa, quindi mi sono limitata a fare la solita foto di nascosto, senza pagare i 98 yen per ancora meno Coca-cola del solito.

Vorrei però farvi notare il gusto della Fanta, al non meglio specificato フルーツパンチ Furuutsu Panchi : Punch alla frutta.
Fosse stato alcolico, ne avrei anche capito il senso!

martedì 18 ottobre 2011

A volte ritornano anche qui.

E dopo un attimo in cui mi ero convinta che non fossero piu` in vendita...eccole che ricompaiono, le bottigliete retro` della Meiji!!!
Stavolta sono tornate in grande stile e con diversi gusti, cosi` possiamo osservare, da sinistra:
パンピーオレンジ Panpii Orenji, misterioso succo d`arancia addirittura "since 1960"!!;
フルーツ Furuutsu e コーヒー Coohii, frutta e caffe`, due vecchie conoscenze;
いちご Ichigo, praticamente latte alla fragola con ben 1% di frutta;


Notare che nel sito la misteriosa arancia Panpii non c`e` (beh, c`e` dal `60...), in compenso il caffe` e la roba alla frutta sono inseriti tra i NUOVI prodotti.
Sono carini vero? :D


venerdì 8 aprile 2011

Meiji Coffee & Meiji Fruits 明治コーヒー・明治フルーツ

Il caffè. Chi è stato in Giappone saprà bene che il caffè viene consumato a litri, a fiumi! Altro che l'Italia e la tazzulilla 'e cafè. Cascate di caffè!
Purtroppo vi sarete anche accorti di quale caffè viene consumato. Di solito si tratta del cosiddetto drip coffee, che non bisogna confondere con il bistrattato american coffee, che viene considerato una brodaglia immonda anche dai giapponesi stessi! Il drip coffee non è malaccio, ma è fortissimo!
Queste sono le basi, ma pochissimi bevono solo caffè nero o al massimo zuccherato.
In Giappone per la maggior parte dei casi tutto si riduce a miscugli riconducibili in generale al noto "cafè olè", dalla pronuncia del francese café au lait.

*Piccola curiosità: quest'espressione è talmente radicata che c'era un periodo in cui si usava solo il termine オレ ore e ancora oggi può capitare di sentirlo dire da qualche anziano o da qualche giovane che segue uno stile retrò estremo*

Caffelatte insomma. E andrebbe anche bene se ci si fermasse qui.
Il fatto è che qui il caffè viene infilato in lattine, bottigliette di vetro, PET bottle e cartoni. C'è anche quello nelle tazze ovviamente, ma devi avere il tempo di andare in una caffetteria, senza contare che, una volta in caffetteria, non so quanto un italiano sia disposto a pagare 3 o 4 euro un caffè.
Io ci vado, ma più che altro per parassitare del tempo al caldo e al coperto. Bevendo caffè nero, poi, pago il minimo indispensabile, di solito.

Detto questo, oltre al caffelatte esistono una varietà infinita di bevande a base di latte: latte&fragola, latte&maccha (il tè verde polverizzato), latte&banana, latte&uva!, latte&cacao ecc ecc...anche loro impacchettati in cartoni, lattine e bottigliette di ogni tipo.
Tutto questo marasma di prodotti viene solitamente venduto nei famigerati conbini, o convenient store (vedere sezione "Japan" nel link) oppure nei distributori automatici, che in Giappone ricoprono ogni metro quadro di territorio (una leggenda metropolitana di qualche anno fa diceva che ce n'era uno ogni 20 abitanti).

Bene, è proprio in un conbini che qualche giorno fa ho notato questa bottiglietta in Pet che mi ha colpito perchè aveva un packaging un po' troppo semplice. In realtà le bevande erano 2, chiamate 明治コーヒー Meiji Coohii e 明治フルーツ Meiji Furuutsu, in poche parole latte&caffè e latte&frutta della Meiji, nota azienda casearia-dolciaria.
Avevano un'aria tutta Shōwa (vi ricordate?) e quindi ho finito per comprare il Meiji Fruits. Mentre lo prendevo mi sono accorta che c'era una specie di motto che pubblicizzava il prodotto di cui non ricordo le parole esatte, ma suonava più o meno così: "è buono perchè fa nostalgia", o una cosa del genere. Quindi ci avevo preso!!!! Era una delle millemila riedizioni retrò che fanno ogni tanto per rilanciare i prodotti! Eh eh eh eh, ho un occhio finissimo per queste cose veramente inutili!

Comunque, una volta tornata a casa mi metto a fotografarlo e cosa scopro? Sulla pellicola della bottiglietta, oltre al marchio, al nome e ste cose qua, in fondo, c'era una specie di linea che girava tutto intorno e la scritta "Meiji" fatte entrambe come se fossero dei riflessi o un rilievo sul vetro!
Hanno cercato di riproporre l'impatto visivo del vetro disegnandolo sull'etichetta di plastica!
Questi stanno fuori.
La sera poi, Nobuo (il mio ragazzo), mi ha confermato che quelle bevande ci sono da tantissimo tempo e che prima erano in bottigliette di vetro.
Oggi allora è partita la ricerca. Uagliù. Niente di più introvabile! Non sono riuscita a trovare una solo foto che mostrasse come fosse la bottiglia originale in vetro. Ho trovato soltanto il tappo!!! Che non ho capito bene, ma mi pare che fino a qualche anno fa c'erano ste etichette di carta sui tappi di tutte le bottigliette di vetro del latte (di tutte le marche) e delle sue deviazioni (caffeè, frutta, cacao...) e la gente ne ha fatto fior di collezioni.
Ma nella ricerca ho scoperto che, insieme alla versione in plastica, è stata portata avanti anche quella in vetro! Pare che la produzione sia limitata ai pacchi regalo per corrispondenza (un'usanza molto forte qui in Giappone), ma in questo blog il tipo dice di aver trovato entrambe le bevande in un distributore automatico.
Inoltre pare che ci siano state, negli anni passati, anche versioni in cartone, perlomeno del caffelatte (tra i prodotti venduti adesso ho trovato solo la versione da 1 litro, ma non mi convince perchè è destinato a tutta la famiglia e poi gli ingredienti sono leggermente diversi).

Infine, cara la mia moltitudine di lettori, giusto così, perchè è una cosa carina, vi consiglio vivamente di dare un occhio a questo link che è praticamente un report sulla storia del latte e delle confezioni della Meiji. Anche se non capite il giapponese secondo me vale comunque la pena di guardare le immagini! :D
Ve ne lascio un assaggio qui sotto!


venerdì 3 dicembre 2010

Un classico: il natale Coca-cola

Per augurare a tutti un felice natale non posso che scrivere un post su quello che uno degli oggetti tipici del natale: la Coca-cola.
So di essere una profana senza speranza, ma la Coca-cola, oltre ad essere la mia bevanda preferita in assoluto, (lo so, lo so, non dovrei dirlo in giro, ma è così buooonaaaa...) mi trasmette calore, quando è natale, con tutto quel rosso e quelle lucine..*_*



E insomma, anche qui in Giappone il natale si sente, e si sente da un punto di vista puramente commerciale, aggiungerei! :D A partire dall'1 novembre, il giorno dopo Halloween, nei negozi iniziano ad apparire gli alberi di natale, persino nello sfigato supermercato sotto casa! Le musiche in sottofondo sono tutto un allIwantforchristmasisyou e lastchristmasIgaveyoumyheart e concludo dicendo che il mio capo ha appena appeso uno di quegli urendi babbinatale che si arrampicano sulla facciata del ristorante. Era tutto soddisfatto, peraltro.

Ma torniamo a noi! (il natale mi piace così tanto che ho finito per divagare)

Nel suddetto supermercato sfigato, durante i miei soliti giri scazzati per comprare schifezze, di cui tra l'altro è poco fornito, la vedo: la bottiglietta natalizia della Coca-cola.
Ebbene, i packaging designer che l'hanno pensata sono dei malvagi geni....
Hanno riciclato le bottigliette fatte in occasione dei mondiali, quelle che dovevano essere a forma di pallone da calcio!!! Il post sulla coca-cola e i mondiali è questo . Ma se non vi va di leggerlo, vi lascio anche la foto già postata, così si può fare direttamente il paragone!
Come in quell'occasione, per 350 ml chiedono lo stesso prezzo che per 500 ml, anzi, quel giorno il formato normale costava addirittura di meno! 350ml x 108yen contro 500ml x 98yen!
E ti pareva che non la compravo? La fessa...-.-
Immagino che in questo caso la forma a palla indichi una pallina per l'albero...forse.


Comunque la bottiglietta rimane molto carina, anche se le altre 2 versioni, Zero e ZeroFree, rispettivamente con sfondo nero e dorato, sono veramente fescion! La neve che cade su sfondo nero poi è molto bella secondo me. Peccato non mi piaccia il gusto, quindi, visto che dovevo buttare via i soldi, ho comprato quella che poi mi sarei bevuta.
Ho trovato però qualcun'altro che ne parla, in un altro blog, o sito, non capisco, con tanto di foto di tutte e 3 le versioni (più la Fanta). Ecco il link: gouka seishi .
Nel sito giappo della coca-cola non se ne fa menzione, o almeno, io non l'ho trovata.

Sti designers li stimo veramente tantissimo.

sabato 19 giugno 2010

Okageyokocho Cider

Poco tempo fa sono stata a Ise, dove c'è il principale tempio shintoista. La zona del tempio è bellissima e ne è valsa davvero la pena, ma lo scopo di questo post non è descrivere il posto, che potete cercare tanquillamente in rete ( per esempio qui ), ma mostrarvi la bottiglietta del cider, cioè una gassosa molto molto dolce, per me imbevibile, che fanno a Okageyokocho, un vecchio quartiere ricostruito nella cittadina di Ise. La ricostruzione è davveo carina ed è pieno di negozi di souvenir che vendono oggetti retrò, tra i quali un negozio di rifacimenti di vecchi giocattoli in cui mi sono persa delle ore *_* C'è anche un negozio che vende SOLO Manekineko!!
La bevanda in questione si chiama appunto "Okageyokocho Cider" (おかげ横丁サイダー) . La bottiglia non ha niente di particolare, ma l'etichetta rimanda a tempi andati, anche se non molto lontani, e sullo sfondo c'è disegnato il quartiere in questione. In basso c'è anche il timbro-firma tipico giapponese! Insomma, mi è piaciuta un sacco l'atmosfera che ripropone, più che la bottiglia in sè.
Se vi capita, comunque, andateci, a Ise.

Ah, per chi volesse vedere le foto di Ise, e non solo, potete aggiungermi su facebook! C'è la pagina del blog e da lì potete aggiungermi, se non mi trovate mandatemi un messaggio.

giovedì 17 giugno 2010

La Coca-cola e i mondiali

Vi presento, dopo essere stata assente per un periodo ingiustificabile, la particolare bottiglia PET da 350 ml che la Coca-cola ha fatto per i mondiali qui in Giappone (o magari anche per qualche altro posto, ma io non posso saperlo).
La forma del pallone da calcio, con tanto di stampe pentagonali, è una gran trovata di packaging, ma non è molto pratica da maneggiare o da tenere in borsa. Inoltre ha lo stesso identico prezzo della bottiglia ma mezzo litro.
C'è da dire che, come l'ho comprata io, potrebbero averla comunque comprata in tanti.
(tengo a precisare però che il mio acquisto era per puro scopo scientifico!)
Però è in fin dei conti la bottiglietta è molto carina...sono stata 5 minuti davanti allo scaffale a urlicchiare kyaakyaaa quado l'ho vista!

domenica 25 ottobre 2009

Bevande d'altri tempi - Wilkinsons -


Oggi si parla di bottigliette. Bottigliette di vetro per la precisione. Ormai non se ne trovano più tanto in giro, eh? A volte, quando ero in Italia e facevo la spesa, mi veniva voglia di comprare la confezione da 4 (o 6? Non ricordo) delle bottigliette di vetro classiche della Coca-cola, ma diamine! Costavano troppo!!!
Ebbene, qua in Giappone ce ne sono ancora in giro, non sono diffusissime, ma si trovano, basti pensare al ramune, ancora così popolare.
Nel ristorante dove lavoro le bibite, oltre a birra, vino e acqua, sono pochissime e un po' retrò.
No, ok, non vendono la spuma, ma poco ci manca.
I cavalli di battaglia sono lo Ginger Ale e il Tansan Sparkling Carbonated della Wilkinsons, che ormai è incorporata alla Asahi Soft Drink.
Con più di 100 anni di storia, questa azienda, fondata appunto dal Sig. Clifford Wilkinsons che intuisco fosse inglese, produce ginger ale e acqua tonica a partire dall'acqua minerale effervescente naturale trovata dallo stesso Wilkinsons, per caso, mentre era a caccia nella Prefettura di Hyogo nel 1889. Come leggenda vuole.

Il fatto che questa fonte sia proprio nella stessa prefettura della fonte dalla quale hanno fatto il Mitsuya Cider (in inglese) mi puzza un po'. Tra l'altro scoperte nello stesso periodo e, guarda un po', sia il Mitsuya Cider che la Wilkinsons sono stati incorporati dalla Asahi Soft Drink...secondo me è la stessa fonte, ma vabè, facciamo finta di niente.

Comunque, tornando alle nostre bevande d'altri tempi (per le quali ho un debole, come avrete notato >_<), le bottigliette in questione hanno attirato la mia attenzione dalla prima volta che le ho viste. Quindi le ho tampinate finchè non ho sfacciatamente chiesto se potevo portarmi a casa i vuoti. Con mia grande sorpresa mi è subito stato detto di sì, con un po' di stupore per la richiesta, ma senza nessun problema. Provate a chiedere in Italia di portarvi a casa il vuoto di una bottiglia di vetro, al ristorante, e vedete che vi rispondono!!! La bottiglietta del Ginger Ale è verde bottiglia (ma guarda un po') e ha la presa ergonomica, ma proprio tanto ergonomica. C'è l'incavo per ogni dito! Ogni volta che devo prepararne un bicchiere la impugno per bene utilizzando tutti gli spazi appositi, gustandomi la piena soddisfazione che si prova quando le impugnature facilitate funzionano. In alto ha l'etichetta a doppio triangolo che caratterizza le 3 bevande "modificate"della Wilkinsons, (cioè quelle che non sono il basico tansan, la nostra acqua frizzante minerale) ovvero Ginger Ale, Dry Ginger Ale e Tonic. In questo caso il triangolo superiore è bianco, mentre quello inferiore è color vinaccio. Ai piedi della bottiglia c'è la scritta "Net Contents 190 ml", sempre in vinaccio.

La bottiglietta del Tansan invece è trasparente, perlopiù zigrinata, anche lei ha un andamento ergonomico, ma più comune, il solito contorno a forma di "donnina": bombato sopra, stretto al centro e che si riallarga in basso. Come la Coca-cola per intenderci.
Nella parte in cui si stringe, dal vetro affiora la scritta "tansan".
Quello che mi piace di questa bottiglietta è però l'etichetta, ovale e bianca con ai lati delle strisce tipo onde sonore. Al centro della base bianca c'è un altro ovale rosso con il nome, in bianco, "Wilkinsons". Anche in questo caso, in basso, c'è una scritta, ma questa dice "Asahi Soft Drinks Co., LTD", e, tra l'altro, è azzurra, colore non ripreso in nessuna altra parte della confezione.

Questa cosa delle scritte in fondo mi ha colpita. Perchè farle diverse? Potrebbe essere un residuo di tempi passati, in effetti. Immagino che le confezioni delle due bevande non siano state ideate insieme, e magari nemmeno dalla stessa persona, però la cosa mi sembra strana lo stesso.

Ovviamente, come avviene di solito per i soft drink in bottiglie di vetro, le etichette non sono di carta applicate sulla confezione, bensì direttamente stampate sul contenitore. E, inoltre, i vuoti sono a rendere, come già avevo fatto intuire, quindi spesso sulle bottiglie si trovano graffi e imperfezioni. E per questo mi piacciono ancora di più!:)

Purtroppo il Ginger Ale proprio non riesco a berlo.

sabato 18 luglio 2009

Un ready to drink


In un supermercato vicino casa, Yamaya, che vende prodotti d'importazione, ho trovato questa bibita alcolica che dovrebbe essere uno di quei cocktail "ready to drink", tipo il Bacardi Breezer per intenderci.
La bibita però è giapponese, si chiama おんほらぁとBAR OnhoraatoBAR, della Fukumitsuya ed è a base di sakè.
Il nome rimanderebbe ad un improbabile "onorato" italico, anche se spero proprio di sbagliarmi.
Tornando a noi, la bevanda era presente in 3 gusti: ume (prugna), yuzu (un agrume simile al mandarino) e il non meglio definito sapore di white sour. Riguardo a quest'ultimo ho fatto una ricerca, ma non ho trovato definizioni. Se qualcuno sa che tipo di sapore è, per favore mi informi!
L'etichetta che avvolge le bottiglie sfrutta il colore della bevanda e partendo dal basso con un colore più intenso, sfuma fino a diventare trasparente e lasciare vedere il colore interno.
Quella al white sour parte dall'azzurro e diventa bianco lattiginoso; quella all'ume sale dal verde scuro, fino a diventare verde chiaro trasparente; quella allo yuzu sfuma dal blu alla completa trasparenza.
Ma la cosa che più mi è piaciuta è stato il contrasto tra l'immagine stampata e lo sfondo. Le immagini che rappresentano l'ingrediente, infatti, sono realistiche e molto nitide. Sembra che fluttino sulla superficie dello sfondo sfumato e indefinito.
Per il resto è tutto molto spoglio, è presente giusto nome del gusto in fondo e, su un'etichetta dorata in alto il nome del prodotto.
Da notare il tappo a vite: davvero ready to drink!!!

mercoledì 15 luglio 2009

Acqua lattiginosa alla pesca


L'ho visto e l'ho comprato. A parte il fatto che era al sapore di pesca, e tutto ciò che è al sapore di pesca, in Giappone, è quasi più buono di una pesca vera, ma il leoncino è stata la vera ragione.
A prima vista il cartone da mezzo litro di tetrapack non aveva nulla di particolare, ma osservandolo meglio ho visto che il leoncino era disegnato in stile anni '70, tipo quei personaggi "cartonati" e spigolosi che apparivano in tv. Quelli che a volte era fatti come in un collage. Anche i colori erano intonati allo stile, con l'arancione della criniera e il marrone del corpo.
A quel punto, per capire di che razza di bibita si trattasse, ho girato e rigirato la confezione e, oltre a scoprire che era una "cosa" al sapore di pesca con l'aggiunta di fermenti lattici, ho sorpreso il leoncino a dormire su una facciata della confezione e a stare ben sveglio dall'altra!

Su un lato, poi, insieme alle indicazioni sul sito internet, appare sempre lui con un sacco di pesche tra le braccia. Era troppo carino!
La confezione in generale, come si noterà dalle foto, è bianca con le parti in contrasto rosa pesca, appunto. Il nome del prodotto è espresso in katakana, "Mamii Samaa Piichi", ovvero "Mammy Summer Peach".

Curiosando nel sito ho scoperto che questa bevanda va avanti dal 1965, ma che il leone e gli altri animali della serie (quella alla pesca è solo una delle versioni) sono stati lanciati nell'81.